5 luglio 2009
Terminologia tecnica: Ototholadias
Ototholadias: "orecchio a cavolfiore" caratteristico dei lottatori, dei pugili e dei pancrazisti è la conseguenza di un ematoma calcificato della cartilagine esterna dell'orecchio.
5 luglio 2009
Terminologia tecnica: Ototholadias
Ototholadias: "orecchio a cavolfiore" caratteristico dei lottatori, dei pugili e dei pancrazisti è la conseguenza di un ematoma calcificato della cartilagine esterna dell'orecchio.
4 Luglio 2009
Storia: Il Ginnasio e la Palestra
Centro di cultura fisica ed intellettuale, il ginnasio nel mondo greco era un edificio pubblico destinato ai giochi ed agli esercizi sportivi per la formazione dei fanciulli e degli efebi, che vi si esercitavano completamente nudi (il termine “ginnasio” deriva dal greco gymnòs, “nudo” appunto). Esso iniziò ad avere importanza specialmente dopo le guerre che la Grecia condusse contro i Persiani. Dal punto di vista architettonico, come ci testimonia Vitruvio (I sec. d.C.) nel suo “De architectura”, era un impianto genuinamente greco, dal momento che non trova riscontri in strutture di altre civiltà del mondo mediterraneo ed orientale, ed era articolato in una sala ipostila con un cortile al centro destinato all’allenamento degli atleti, in scuole di lotta (la cosiddetta palaìstra o xystòs), in piste di corsa (il cosiddetto stadio) che potevano essere coperte e scoperte, in aree destinate alla lotta, al pugilato, al gioco con la palla ed al pancrazio, in bagni e spogliatoi ed in ambienti di intrattenimento di cui si usufruiva per accogliere il pubblico, quali le sale e le esedre: di notevole interesse in questa direzione sono soprattutto le scene di palestra che popolano le produzioni vascolari nelle classi ceramiche a figure nere ed a figure rosse.
Nella grande Atene di Pericle - la fonte è Demostene - c’erano tre ginnasi, quali l’Accademia di Platone, il Liceo di Socrate ed Aristotele ed infine il Cinosarge di Antistene destinato a fanciulli che
non godevano del diritto di cittadinanza ateniese. I primi due, secondo quanto tramanda la tradizione, furono fondati intorno alla metà del VI sec. a.C. ed avevano una struttura molto semplice con spazi aperti e recinti sacri.
Le fonti letterarie ed archeologiche rimandano anche ad altri ginnasi della Grecità: un grande ginnasio si trovava a Priene in Asia Minore; resti sopravvivono a Pergamo anch’esso in Asia Minore, a Delfi nella Focide, in Alessandria d’Egitto ed anche ad Olimpia nell’Elide. Quest’ultimo, risalente al II sec. a.C., è ben documentato ed è stato oggetto di studio in seguito agli scavi effettuati nel tempo. Esso sorgeva, contiguo alla palestra, insieme ad altri edifici nell’Altis, il bosco sacro a Zeus nei pressi di Olimpia, e presentava una pianta ed una struttura architettonica conforme per lo più agli altri ginnasi del mondo greco: edificio rettangolare chiuso con ampio cortile al centro e portici sui quattro lati.
Per quanto concerne la palestra nel mondo greco essa, come si evince dall’etimo (in greco palaìstra indica “luogo per fare la lotta”), era destinata all’addestramento degli atleti ed agli eventi agonistico-sportivi pesanti, quali la lotta, il pugilato ed il pancrazio, quest’ultimo una competizione che comprendeva la lotta ed il pugilato.
L’edificio, che poteva appartenere anche ad un ginnasio, era un complesso architettonico e si presentava dotato di cortile a peristilio e “su uno o su più lati c’erano degli spazi chiusi che servivano come vestiboli, oltre ad aule fornite di panche per il riposo; ed inoltre bagni e negozi che vendevano oli e sabbia, elementi essenziali per l’igiene e la cura del corpo di un atleta”.
Fra le altre sono documentate palestre, tutte per lo più di età ellenistica, a Delfi, ad Epidauro nell’Argolide, in Alessandria d’Egitto ed a Olimpia. Quest’ultima sorgeva ad ovest dell’Altis in un’area che sin dall’inizio venne destinata all’allenamento degli atleti, che si esercitavano nella lotta, nel pugilato e nel salto. Dal punto di vista architettonico essa si presentava per lo più sotto forma di un quadrato con un cortile a peristilio, mentre lungo i lati sorgevano locali coperti che erano destinati a varie funzioni: spogliatoi, bagni e stanze forniti di banchi dove gli allenatori impartivano le istruzioni, e soprattutto il Konisterion, luogo in cui gli atleti si cospargevano il corpo di sabbia o di cenere, e l’Eliothesion, dove invece gli atleti si ungevano di olio.
Caterina Fiorita
3 luglio 2009
Storia: I "guantini" nell'antichita'
Nati in Grecia per proteggere nocche e polsi, i primi "guantini", del pugilato vedranno un evoluzione che li portera' a diventare, nel corso dei secoli, da semplici lacci di cuoio a vere armi offensive durante i giochi della Roma imperiale.
La loro prima rappresentazione visiva e' nelle pitture murali cretesi risalenti al 1400 a.c., mentre la
prima descrizione ufficiale si trova nell'Iliade dove si parla di fascie di cuoio chiamate Himantes (sing. himas) avvolte attorno ai polsi dei pugilatori, durante i giochi funebri in onore di Patroclo, amico fraterno di Achille, ucciso da Ettore.
Questi bendaggi sono simili a quelli che si ritroveranno nelle competizioni atletiche dei primi secoli della storia greca. Erano fatti di pelle di montone o di capra, intinti nell'olio di oliva per ammorbidirli e lunghi all'incirca quattro metri come alcuni studi hanno dimostrato. Venivano usati non solo nel pugilato (Pygme) ma anche in modo minore negli incontri di Pankration.
Arrotolati intorno alle nocche ed ai polsi permettevano anche prese e colpi raschianti tanto da essere soprannominati Myrmikes cioe' formiche perche' il loro impatto procurava abrasioni ed escoriazioni simili ai morsi di questi insetti.
Osservando bene questo genere di protezione si puo' notare la loro somiglianza agli odierni guantini usati nei tornei di Mixed Martial Arts.
Dal IV sec. a.c. furono rimpiazzati dagli himantes Oxys o Oxeis, delle protezioni dure, costituite per la maggior parte da pellame di vitello ma anche di capra o montone, che partivano dal gomito o alcune volte dall'avambraccio superiore e terminavano sulle nocche dove un anello di vari strati di pelle le
circondava per permettere sia una protezione della mano e del polso, ma anche per aumentare il danno nell'impatto sull'avversario. E' stato notato in alcuni reperti archeologici la presenza di una piccola sfera di pelle semimorbida aggiunta sulle nocche e questo puo far pensare che in certi casi questi "guantoni" venivano prodotti per attuttire il colpo nell'impatto , ma gli studi sono ancora in corso. Queste "protezioni" sono quelle piu rappresentate sull'opera statuaria, prima greca e poi romana, molte volte confusi con i cesti del periodo imperiale.
Il pugilare con gli Oxeis fece sviluppare tecniche di parata piu' difensive e rigide e posizioni piu' mobili. Il calzarli richiedeva tempo ed aiuto ed all'interno delle palestre nasceva la figura del ragazzo addetto ad "infilare" gli himantes duri.
Nel periodo imperiale fecero la loro comparsa i famosi Caestus anch'essi fatti di pelle, infatti il termine latino significa cinghia di cuoio e non come erroneamente, scritto su alcuni trattatti, derivante dal termine Caedere. Questi Caestus avevano la caratteristica aggiunta di possedere punte di metallo che permettevano incontri piu' cruenti, molte volte detestati dagli atleti agonali. In seguito fu aggiunto al loro interno un coprinocche di bronzo che le fecero diventare delle proprie armi micidiali permettendo, non di rado, di finire l'incontro con una sola tecnica e qualche volta anche di uccidere l'avversario, avvenimento raro nell' atletismo olimpico. Questo tipo di pugilare denominato Pugilatus Caestis durera' per un periodo limitato di tempo e come alcuni studiosi stanno dimostrando, questo genere di scontri, erano piu' legati al mondo dei Ludi, dei giochi spettacolari che non con quelli delle gare atletiche che si organizzavano nello stesso periodo in altri luoghi.
L'evoluzione dei "guantini" duro' per piu' di mille anni e non fu lineare come una prima immagine puo' far pensare, in questo articolo, che ha solo il fine di informare, non sono descritti altri tentativi e strade intraprese dagli atleti e dagli organizzatori dell'antichita' per sperimentare diverse forme di protezione dei pugni.
Nel pancrazio anche se la prerogativa era competere a pugni nudi si puo' notare la presenza di fascie di cuoio in non poche competizioni . Purtroppo non sappiamo ancora perche', e si spera che in un futuro le ricerche e le scoperte archeologiche portino a rivolvere questo quesito. Ma sappiamo con certezza che i pancrazisti rimasero fedeli, quando usate, a quelle fascie di pelle tradizionali, descritte da Omero, che permettevano maggior movimento e controllo su prese e leve e nel pugilare in fase di lotta.
Bisogna inoltre dire che questo su descritto riguarda il mondo della gara e dell'agone competitivo, invece durante l' allenamento di "sparring", in quasi tutto il periodo dell'esistenza atletica del pugilato, si usavano dei guantoni di pelle simili a quelli attuali chiamati Spherai, che significa appunto sfere. Infatti erano tondi, senza la divisione attuale del pollice e imbottiti per evitare traumi troppo pesanti che avrebbero influito negativamente sulla carriera dell'atleta.
Giovanni Latera
fig. 1: da sinistra, himantes, himantes oxeis, caestus.
fig. 2: Braccio di bronzo di pugile con himantes oxeis. Reperto greco del II sec. a.c., Archaeological Museum di Atene
fig. 3: Mano di bronzo di pugile indossante uno degli himantes oxeis. Notare come lo spunzone e' danneggiato forse aveva al suo termine una delle sfere di cuoio discusse sopra. Reperto romano del I-II sec. d. c Metropolitan museum di New york
2 luglio 2009
Storia: Il Pankration e la sua storia
Nel 776 a.c. nacquero in Grecia le competizioni "sportive" più importanti della storia umana: le Olimpiadi. Importanti perchè divennero il fulcro religioso, politico e culturale della stessa società ellenica e di tutto il mondo antico oltreche' origine di molti nostri valori attuali. Da migliaia di anni prima di questo avvenimento, l'esercitazione "agonale" era posta come preparazione alla battaglia, come sfida competitiva, o particolarmente rilevante, per esorcizzare la morte. La commemorazione dei defunti con l'attuazione di giochi durante le cerimonie funebri era uno dei momenti di maggior rilievo nelle società preclassiche, come è descritto nell' Iliade, dove Achille commemora il suo amico fraterno Patroclo, ucciso da Ettore, con l'onore più grande: i giochi funebri. Contro la morte, le gare spronavano all'energia vitale.Il defunto era riscattato con la vitalità.
Dal sumero Gilgamesh ai "combattenti" egiziani, dai guerrieri minoici a quelli assiri, le "gare" atletiche, furono sempre un fenomeno sociale ben presente nelle culture passate, attuate oltre per credenze cerimoniali anche per
mostrare il vigore, il potere e la coriacità della classe aristocratica. Ma è solo con il mondo greco che la competizione agonistica viene inalzata a principio di una civiltà; e il suo valore cardine, l'Arete, l'eccellenza virtuosa, diviene prima di tutto l'emblema e il simbolo delle potenzialita' umane. Il guerriero, l'atleta, ed ogni cittadino di alto rango veniva educato a quest'etica facendo si che "l'eccellenza" diventasse il valore base di ogni agire greco. Il popolo ellenico e' il popolo agonista per eccellenza. Ulisse appena naufragato nell'isola dei Feaci, non riceve offesa più grande che è quella di essere apostrofato dalla casta del Re Alcinoo: "tu non sei un Atleta", che farà scattare nell'eroe la rabbia e la voglia aggressiva di competizione.
Le Olimpiadi, travalicarono i confini greci e divennero prerogativa di altre civiltà tra le quali quella romana. Durarono per oltre un millennio fino a quando i primi imperatori cristiani decretarono la fine di ogni pratica pagana e con loro anche dei giochi, anche se nell'asia minore, alcune competizioni locali, fuori dal nuovo "cancro" monoteista, continuarono indisturbate fino all' alto-medioevo.
Il Pankration fù uno di questi agoni, ammesso ufficialmente alle olimpiadi nel 648 a.c, fù tra i più spettacolari, tra i più ammirati, tra i più inneggiati eventi dell'antichità, patrocinato dal più importante eroe del mondo antico: Ercole, il primo pancrazista.
Il Pancrazio era uno agone da combattimento totale dove tutte le tecniche erano ammesse, tranne il mordere e il graffiare punite severamente con frustate, dall'arbitro o dall'allenatore di turno. Pankration, e' l'unione di due termini, Pan, tutto e Kratos,potenza. Il significato di questo legame è proprio "Onnipotenza", che annuncia già lo scopo e il fine di questo agone: sottomettere l'avversario ed assurgersi a diventare il piu' potente.
Logicamente con questo asserto, le prese e i colpi di potenza la facevano da padrone. Questo agone era un insieme di tecniche prese dalla lotta (Pale) e dal pugilato (Pygme) e adattate ad un nuovo sistema di combattimento, ma anche di tecniche sviluppate solo per questo contesto, le Pankration techne, che davano modo di fluire durante l'azione totale e permettere l'uso di qualsiasi abilita' che in uno sport totale è ed era ritenuto essenziale. Infatti caratteristica originale era il poter combattere a tutti i livelli di altezza e a tutte le distanze. Fino all'arrivo contemporaneo delle nuove discipline denominate prima Vale tudo e poi MMA (sport da combattimento totali mixati), il pancrazio fù l'unico "sport" da combattimento totale dell'umanità.
Gli incontri di pancrazio venivano effettuati a mani nude, anche se talvolta si usavano delle strisce di cuoio, di circa quattro metri, attorno ai polsi e ai pugni, che formavano una sorta di guantino (himas). Non c'erano ne round e ne limiti di tempo, si combatteva fino alla resa di uno dei due che poteva essere per cedimento, o per il classico ko, o dichiarata dallo stesso atleta, che onorava, quando poteva fisicamente, il vincitore mostrando la sconfitta, alzando l'indice in sù verso l'arbitro; talvolta e non di rado un atleta si ritirava per timore di scontrarsi con qualche campione che vinceva senza "sporcarsi di sabbia", l' Akoniti. Neanche il ring come lo concepiamo noi era presente ma sia le gare che gli allenamenti si svolgevano in uno spazio con
sabbia predisposto nello stadio o nella palestra chiamato Skamma, questo attuttiva tra l'altro le cadute e dava maggior stabilità nelle tecniche effettuate in piedi.
Una delle particolarità antiche era l'abitudine a combattere sotto il sole cocente estivo a metà della giornata. La maggior parte delle manifestazioni e principalmente le quattro più importanti quelle di Olimpia, Nemea, Delfi ed Istmia, erano legate a feste e culti religiosi (il più importante tempio greco si trova ad Olimpia, quello di Zeus) avvenivano in piena estate, e competere sotto la coltre di calore con i raggi perpendicolari poteva essere un nemico in più per la ricerca dell'agognata vittoria e non di rado atleti famosissimi altrove, persero proprio per il disagio a questa situazione ambientale. Era usato abbondantemente olio di oliva per contrastare scottatture ma anche per tutelare la pelle da abrasioni ed escoriazioni dovute alle prese e per le pressioni continue nella fase di lotta; proprio a causa di questa usanza si formava sul corpo uno strato di olio e sabbia chiamato Gloios, che veniva eliminato, negli spogliatoi, con l'uso dello strigile (un arnese di metallo a forma ricurva), e molte volte venduto per la credenza che questo composto aveva potere guaritivo.
Le palestre in antichità provvedevano oltre all'allenamento degli atleti anche a essere fulcro dell'educazione, "l'Accademia" e il "Liceo" sono solo due dei tanti ginnasi del mondo classico. Gymnasion era il termine che indicava i luoghi dello sport, che oltre la palestra avevano anche spazi per le altre discipline; questo vocabolo deriva da Gymnos che significava nudo e Gymnasion: luogo dove ci si allena nudi, pratica detestata dai romani e dagli etruschi che usarono sempre uno Zoma, una specie di gonnellino di pelle o di stoffa, per coprirsi.
Questi luoghi divennero il ricettacolo delle idee filosofiche, politiche e scientifiche ed esportate dovunque il genio greco arrivò. I Greci furono sempre chiamati, dalle popolazioni con cui ebbero contatto, "quelli del ginnasio".
Alessandro Magno nel suo estendere il dominio greco su i territori orientali (odierno Iran, Pakistan e India ) ebbe come prerogativa iniziale, nel sottomettere i popoli dominati, l' istituzione di festival e competizioni agonali e far costruire oltre i templi, per le offerte e i sacrifici, anche le palestre ed i ginnasi per la pratica agonale. Proprio in quei luoghi dopo secoli, il contatto con il mondo greco sviluppò e produsse culture che ancor oggi a ben veder sono ricche del mondo ellenico passato. Oltre la fisionomia di caratteristica taglia occidentale, strana in quei luoghi, e l'ibridicità religiosa, anche i festival e i giochi odierni sono sempre presenti nella vita quotidiana di queste popolazioni locali, tali da darci una dimensione di come dovevano e potevano essere le pratiche passate in zone rurali.
I campioni dell'antichità venivano inalzati ad eroi, pagati nei festival più importanti solo con una
corona, come quella di olivo ad Olimpia. Divennero vere celebrità e personalità influenti. Le città dell'antichità facevano di tutto per potersi onorare ad avere un atleta nelle loro mura. Anche nel periodo imperiale romano molti aristocratici e imperatori affascinati dalla cultura greca divennero loro stessi atleti. All'interno dei circoli atletici ci furono i primi rudimenti di medicina e dietetica sportiva: Pitagora una delle menti più acute del mondo antico frequentava i lottatori della famosa scuola di Crotone (tra cui il famoso Milone, di cui sposera' la figlia) proprio per consigliare nuove metodologie nella dieta, tra cui il consumo di molta carne e altri derivati da animali, ma anche per studiare i benefici degli esercizi sulla fisicità umana.
I campioni, gareggiavano, oltre per la corona sopprattutto per i premi, infatti il termine Athlon, da cui deriva "atletica" e "atleta", significa proprio: competere per un premio; oltre per le contese anfore di olio di oliva era il denaro che attirava i desideri di questi uomini. I veri campioni inoltre miravano anche a farsi immortalare in una statua e diventare simbolo per i propri cittadini, parenti ed amici, ma anche per avere una change di immortalità come il poeta Pindaro con le sue Odi ci annuncia. Proprio l'arte, che possiamo ammirare in ogni museo nelle terre bagnate dal mar mediterraneo, ci dà la possibilità di percepire come e cosa facevano gli atleti in antichità. L'atletismo antico affascinò talmente gli artisti dell'epoca e quelli avvenire tanto da essere equiparata all'affascinazione religiosa.
Gli atleti e la vittoria olimpica (Nike) divennero talmente importanti che durante i festival olimpici tutte le guerre cessavano per permettere da ogni dove, di giungere nei luoghi deputati alle competizioni, senza subire danno o problemi di tipo logistico.
Molti viaggiavano per intere settimane pur di partecipare o per essere spettatori dei giochi olimpici. L'atletismo antico e' una delle basi culturali di quello che siamo oggi noi.
Davide Ferro
fig.1: Vaso a figure rosse. Cerimoniale olimpico.410 a.c, British museum,Londra.
fig.2: Coppa da vino(kylix)con fase di lotta al suolo in palestra. 490-480 a.c., Museo di Boston.
fig.3: Lampada romana ad olio. Pancrazista effettua calcio di difesa, Era flaviana. Collezione privata.